La poesia merita luoghi, spazi di confronto e di sperimentazione.
La pagina è stretta, la voce preme, nascosta dietro ogni rigo, persa in ogni virgola, in ogni “a capo”, in ogni scarto di ritmo.
La voce dei poeti è oggi, ancora una volta, necessaria a scaldare le Arti nel confronto con i “capricci” del Tempo.
(Mauro Marino)

Ti ricordo che per pubblicare in altri siti i testi qui presenti devi chiedere l'autorizzazione e citare la seguente fonte: Gibo - Gianlivio Bersigotti - www.gianlivio.blogspot.com

Per ogni informazione puoi contattarmi: gianlivio@gmail.com
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lunedì 8 ottobre 2007

Una donna al vento

Pensami, poi cercami

e dimmi chi sei.

Tutto quello che vedo

tutto quello che sento

è il mistero di una donna al vento.

Guardami, poi toccami

e dimmi che senti.

Lo so, conosco poco dell’amore

quello fra due persone,

ma se tu potessi immaginare

quanto ti assomiglia questo cuore

non mi costringeresti

a scrivere solo parole.

Fatti trascinare e mai travolgere

dall’emozioni che senti

e poi ricordati di me

e di qualunque sentimento

anche quello meno bello

fatto di difetti e incomprensioni.

Lo sai, l’emozioni non si trasmettono fingendo

così l’amore non vive senza ragione:

mi piacerebbe vederti salire su un palco

e mettere in scena i tuoi dubbi e le tue certezze

con quel fascino e quella semplicità

che in te non ha età;

m’importa sapere da dove siamo partiti

dove siamo arrivati e dove stiamo andando.

Dietro le mie spalle

le tue frasi non dette sono tutte in fila

e mi fanno compagnia come certi fantasmi

che nascondono verità e non riesco a scacciare.

Immerso in questo crescere e pensare

conto gli anni miei e ricordo

quando sfioravo i tuoi seni…

adesso sì che ho voglia di fare l’amore,

toglierti i vestiti, palparti, ondeggiare sul letto

e sentire la tua lingua bagnare la mia pelle

oppure nella bocca, dentro,

come un raggio di sole attraverso la finestra.

Tu chiamalo sesso o peccato e gentilmente

non lasci neanche una fotografia,

amore dopo amore,

adesso sì che griderei il tuo nome

ed ho imparato ad accontentarmi

delle piccole cose,

semplici e sincere,

così: guardo i disegni fatti dal vento

in un campo di grano

e li paragono alle sagome di nuvole

cadute, addormentate,

come lenzuola sconvolte

dalla danza degli amanti.

Io ne ho viste tante di opere d’arte

ma nessuna mi ha parlato

come parlano i tuoi occhi

nessuna conserva i colori

che colorano il tuo corpo.

In mezzo ai libri

cerchiamo nuovi sentimenti

per scoprire prima o poi

che non ci apparterranno mai

perché il tempo non ha tempo

e il nostro romanzo

non lo scriverà nessuno

se non il cuore

che non sa cosa vuol dire dimenticare:

lui ama e basta

anche se sei solo sotto una luna piena,

anche se scoppia il temporale

senza qualcuno che stia ad ascoltare.

In questa realtà poco poetica

ti fa paura la voglia d’amore che ho,

preferisci nascondermi

fra il profumo dei tuoi capelli scuri,

dietro l’imbarazzo di qualche anno

in più o in meno,

sperando che il destino,

ammesso che esista,

faccia il suo dovere

scegliendo i momenti giusti

per trovare la forza

di dire ti amo

ancora, come per noi.

Pensami, poi cercami

e dimmi se sbaglio a pensare

che vorresti amarmi in segreto

di un amore che senta e si faccia sentire

senza fine.

Guardami, poi toccami

e dimmi che continueranno a volare

tutti gli aerei che i nostri occhi

hanno guidato

e porteranno a spasso

tutti i nostri sogni

senza atterrare mai.

Lontano

un ricordo o una speranza:

sai, non ci si abitua mai

da soli

a guardare i colori di un tramonto

ad aspettare il sorriso di un alba.

Lascia a me

il compito di rimpiangere

tu devi essere felice

speciale, come un diamante

in mezzo a tanta roccia…

Spero che la vita

abbia pietà di me

che ti lascio andare via

come la poesia più bella

quella che non scriverò mai

ma che leggo tutti i giorni dentro me.

Mi manchi tra le braccia

oggi, domani e sempre

insieme al desiderio

di sposare i tuoi difetti

e di stringerti davanti a un fuoco

con l’idea di un figlio proibito,

baciarvi,

ed essere sicuro di averti donato

la parte migliore di me.

Amarti è la mia volontà

ma metterti da parte sembra essere

un mio dovere,

un ordine sottovoce, insensato,

che non riesco ad eseguire

se non nelle ore

di sonno profondo.

L’amore non ha diritti,

è fatto solo di desideri e doveri,

è qualcosa d’irrazionale

un po’ come Dio.

Tu pensami, poi cercami.

Guardami, poi toccami.

Fra noi esiste un legame

profondo e importante,

inutile da descrivere

con belle parole

ma necessario da vivere…

anche questo è amore.

Ora

conosci le mie lacrime

puoi vedermi piangere se vuoi,

sai dei miei sogni

e delle cose che non ti ho detto mai.

Ora

quel silenzio in cui mi sono rifugiato

per tanto tempo

e che ho odiato,

sembra essere l’unica cosa veramente mia.

E nel silenzio continuo a pensarti.

Ora

dammi tutto quello di cui ho bisogno

per vivere senza te.

Hai dimenticato

Il sapore della mia pelle,

hai pulito le scarpe

dalla polvere di Sant’Antimo,

hai lanciato nel vento la sabbia del mare

e piuttosto che portarmi via

hai traslocato,

non so dove

tutto quello che ti ho dato.

Non penserò ai sorrisi, agli sguardi

e ai baci che regalerai agli altri,

io so che dovrò sudarmeli

per dirti solo “ciao” oppure “come stai?”.

Il mio bacio però

non so più a chi donarlo

e non so dire se questo momento

è una supplica o un lamento…

Certamente c’è tempo e silenzio

per comprendere il senso di un addio

che non accetto ma che rispetto.

Adesso ho paura però,

e son sincero,

di questa troppa libertà

di questa dura verità

che costringe a riamare

contro ogni volere,

io che quando vorrei far l’amore

penso a te,

mi domando se sono

ancora in grado di farlo veramente…

Vado avanti ad occhi chiusi

mettendo da parte

il sentimento più forte

lasciandoti fare

i conti con te stessa

e se col tempo

non ritorneranno neanche a te…

Pensami,

poi cercami.

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